La sindrome di Osgood-Schlatter è un’osteocondrosi (cioè un processo infiammatorio) del tubercolo tibiale, cioè della zona in cui si inserisce il tendine rotuleo nella tibia. Rappresenta una delle principali cause di dolore anteriore al ginocchio nella popolazione pediatrica.

La diagnosi è principalmente clinica, tipica è la presenza del tubercolo tibiale ingrossato, eventualmente integrata da radiografie del ginocchio che rivelano irregolarità e frammentazione del tubercolo tibiale stesso.

Il trattamento è quasi esclusivamente conservativo con terapia antinfiammatoria, gestione dell’attività fisica con stretching del quadricipite ed eventuale utilizzo di tutori specifici. Solitamente si risolve con il procedere della maturità ossea e la chiusura della fisi.

Generalità

La sindrome di Osgood-Schlatter è una problematica pediatrica (soprattutto adolescenziale) molto comune. Non mi piace chiamarla “patologia”, perchè, in realtà, non si parla di una vera malattia.

Si tratta di un quadro infiammatorio del ginocchio, generalmente associato alla crescita e all’attività sportiva. Si caratterizza da dolore attorno alla tuberosità tibiale e alterazioni morfologiche a livello dell’apofisi, cioè della zona in cui si inserisce il tendine rotuleo nella tibia.

Fa parte di un più vasto gruppo di disturbi, denominati, in gergo medico “osteocondrosi”. Queste sono un insieme di problematiche ortopediche tipiche dei bambini e degli adolescenti, che si caratterizzano da fenomeni infiammatori (e a volte degenerativi) dei nuclei di accrescimento delle ossa. In particolare, alcune di queste problematiche, come la sindrome di Osgood-Schlatter, il morbo di Sever, la sindrome di Sinding-Larsen-Johansson, la malattia di van Neck-Odelberg, si caratterizzano da un processo infiammatorio dei nuclei di accrescimento nel punto in cui si inseriscono nelle ossa i tendini più forti e potenti.

Questi punti si chiamano “apofisi”. È importante, a mio avviso, avere ben chiaro che cosa siano le apofisi, perché ci aiuta a comprendere meglio le cause, ma anche, la risoluzione di queste problematiche. Come accennato sopra, le apofisi sono delle sporgenze di un osso (dal greco antico ἀπόϕυσις – apophysis, che significa “crescere fuori” o “escrescenza”), che possono servire da punto di inserzione per tendini e legamenti. Le apofisi sono di struttura cartilaginea nel bambino più piccolo, tendono poi gradualmente ad ossificare (con il procedere dello sviluppo scheletrico) fino a fondersi completamente con l’osso da cui originano. Se nei bambini e negli adolescenti è possibile distinguerle dall’osso “principale” (poiché ancora almeno in parte cartilaginee), negli adulti sono strutture ossee in continuità. 

Nel caso specifico della sindrome di Osgood-Schlatter, l’apofisi coinvolta dalla problematica infiammatoria è l’apofisi tibiale, che inizia a fondersi a partire dai 14 anni di età. Questa rappresenta la parte finale dell’apparato estensore del ginocchio, in pratica del gruppo muscolare che ci consente di estendere attivamente il ginocchio. L’apparato estensore è composto, partendo dall’alto, dal potente muscolo quadricipite, che si inserisce attraverso il tendine quadricipitale nella rotula, la quale in basso prosegue nel tendine rotuleo, il quale, in fine, si inserisce nell’apofisi tibiale.

 
sindrome osgood schlatter
Fig. 1- Immagine che rappresenta le strutture del ginocchio, ed in particolare l'apofisi tibiale (zona in cui il tendine rotuleo si inserisce nella tibia)

 

Avendo ora presente l’anatomia e la funzione della zona, è sicuramente più facile comprendere quanto stress possa generarsi sull’apofisi tibiale.
Nella sindrome di Osgood-Schlatter succede quindi che, per una serie di fattori quali l’attività sportiva, ma anche la crescita scheletrica e muscolare dell’individuo, si venga a creare un sovraccarico localizzato. Questo, che avvenga in maniera acuta o cronica, causa uno stato infiammatorio dell’inserzione del tendine rotuleo nella tuberosità tibiale.

Alcuni studi si sono concentrati sulle possibili varianti dell’anatomia femoro-rotulea e sull’allineamento dell’apparato estensore, che, associate a situazioni di sovraccarico, potrebbero essere alla base di questa problematica.

Presentazione Clinica

Tipicamente, la presentazione clinica è associata a un esordio insidioso (solitamente atraumatico, cioè senza un chiaro trauma scatenante) di dolore anteriore al ginocchio. Il dolore si aggrava quando il paziente si inginocchia.

Il disturbo solitamente si presenta in età adolescenziale, ed è più frequente nei maschi. Tipica è anche l’associazione con alcune particolari attività sportive, ad esempio gli sport di salto (come basket e pallavolo), di corsa o il calcio.

La fascia di età di presentazione è (con possibili lievi variazioni in base alla maturità scheletrica del soggetto):

  • 12-15 anni nei maschi
  • 9-12 anni nelle femmine

Nel 20-30% dei casi sono interessate entrambe le ginocchia, non sempre contemporaneamente.

Diagnosi

La diagnosi è principalmente clinica.

  • Anamnesi: il paziente tipicamente riferisce insorgenza di dolore senza evento traumatico noto (anche se in qualche caso un trauma può rappresentare la causa scatenante). Il disturbo è, in genere, da sovraccarico, cioè si presenta durante l’attività fisica (camminata, ma soprattutto corsa e salto), e migliora con il riposo. Il sonno notturno non è disturbato dal dolore.
  • Valutazione clinica: riscontro di dolore alla palpazione della tuberosità tibiale e, talvolta, della porzione distale del tendine rotuleo. Si può associare, inoltre, ingrossamento dell’area corrispondente alla tuberosità tibiale. Il test di estensione del ginocchio contro resistenza quasi sempre è positivo, provocando esacerbazione del dolore.

     

  • Radiografia del ginocchio: la semplice radiografia del ginocchio in proiezione antero-posteriore e laterale, quando indicata, solitamente mostra la frammentazione dell’apofisi tibiale.

     

  • RMN: solitamente non è indicata per formulare la diagnosi. Può essere prescritta in casi particolari, quando sia necessario fare una distinzione tra diverse possibili problematiche. I reperti tipici sono gonfiore dei tessuti molli, ispessimento ed edema del tendine rotuleo nella sua parte inferiore, e frammentazione del centro di ossificazione dell’apofisi.
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Fig 2 - Radiografia che mostra frammentazione dell'apofisi tibiale

Trattamento

Il trattamento della sindrome di Osggod-Schlatter è solitamente conservativo (cioè non chirurgico).

La storia naturale di questa problematica si caratterizza da dolore persistente per alcuni mesi, talvolta può arrivare a durare 18 mesi. Il disturbo non è sempre presente con la medesima intensità, ma può caratterizzarsi da fasi di riacutizzazione e fasi di miglioramento del dolore (anche in base al livello di attività fisica e dalla fase di crescita del paziente). La graduale risoluzione normalmente corrisponde con il progredire della maturità scheletrica. È estremamente raro che i sintomi siano presenti anche dopo la fine della crescita scheletrica.

In attesa che, per certi aspetti, la natura faccia il suo corso e porti a guarigione, ci sono alcuni accorgimenti ed interventi che possiamo adottare:

  • riduzione dell’attività fisica nelle fasi di riacutizzazione della sintomatologia (solitamente, se ben gestito, non è necessario interrompere completamente lo sport)
  • stretching del muscolo quadricipite
  • utilizzo, nel corso delle attività fisiche, di tutori che tolgono la tensione sull’apofisi infiammata
  • terapia antinfiammatoria e ghiaccio locale.

Immobilizzazione per 4-6 settimane, o, ancora, la chirurgia, sono riservate solamente a quadri non responsivi alla terapia conservativa.

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Fig 3 - Esempio di tutore con laccetto sotto-rotuleo

L'essenziale da sapere

Per approfondire

Bibliografia

  • www.orthobullets.com
  • Tachdjian’s Pediatric Orthopedics 4th edition
  • Lucenti L. The Etiology and Risk Factors of Osgood–Schlatter Disease: A Systematic Review. Children (Basel) 2022
  • Neuhaus C. A systematic review on conservative treatment options for Osgood-Schlatter disease. Phys Ther Sport 2021 
  • Enomoto S. Muscle stiffness of the rectus femoris and vastus lateralis in children with Osgood-Schlatter disease. Knee 2021
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