L’astragalo verticale nel bambino, non un comune piede torto
L’astragalo verticale congenito è una rara condizione congenita del bambino. Spesso è causata da anomalie neuromuscolari o cromosomiche, che si manifesta tipicamente con una deformità rigida del piede, che appare con la pianta convessa. Proprio per questo motivo è anche chiamato piede valgo convesso congenito.
Rappresenta una delle più rare deformità ortopediche congenite. L’incidenza, in realtà, non è nota con certezza, ma si stima che sia di circa 1 su 10.000 nati vivi. Come accennato, questa stima è probabilmente sottostimata perché questi difetti potrebbero non essere ben riconosciuti alla nascita e nei neonati. Per saperne di più su come distinguere le varie deformità del piede nel neonato, leggi questo articolo.
Circa la metà dei casi di sono idiopatici (vale a dire che la causa non è nota) e possono essere definiti come patologie isolate. Anche se le cause esatte delle lesioni isolate non sono chiare, pare vi sia una predisposizione familiare e in alcuni casi una mutazione genetica. L’altra metà dei casi è, invece, accompagnata da condizioni neuromuscolari o sindromiche, come mielomeningocele e artrogriposi multipla congenita. Questi casi sono più gravi, con maggiori difficoltà durante il trattamento e, di conseguenza, con un tasso di recidiva più elevato.
Come si cura l’astragalo verticale nel neonato?
Il trattamento, nel neonato, è sempre una combinazione di gessi correttivi, preceduti da manipolazioni, come avviene con il metodo Ponseti per il piede torto congenito. In effetti, la tecnica descritta prende il nome di “Ponseti inversa”, proprio perché i principi di correzione graduale sono i medesimi del metodo Ponseti. “Inversa” perché, da un punto di vista anatomico, l’astragalo verticale è una deformità opposta a quella che ritroviamo nel piede torto congenito. Pertanto le manovre correttive avranno caratteristiche opposte a quelle normalmente praticate nel “Ponseti classico”. Spesso, è necessario associare interventi chirurgici limitati, per completare la correzione di questa grave deformità. Oltre all’allungamento percutaneo del tendine d’Achille, non è raro dover associare una piccola incisione per andare a riallineare l’articolazione astragalo-scafoidea, che viene poi stabilizzata con un filo di K.
E nel bambino più grande?
Nei casi di astragalo verticale nel bambino più grande, quando non prontamente riconosciuti e trattati, possono verificarsi cambiamenti ossei adattativi secondari, che spesso rendono molto complessa la ricostruzione anatomica.
All’esame obiettivo si può apprezzare deformità a dondolo rigida con:
- equino-valgo del retropiede fisso
- dorsiflessione rigida del medio-piede
- avampiede abdotto e dorsiflesso
- testa dell’astragalo prominente palpabile nell’arco plantare mediale durante l’esame
In questi casi l’intervento si compone di una estesa chirurgia di rilascio dei tessuti molli, mediante 2 o 3 separate incisioni, a seconda della gravità del caso. In questo modo è possibile andare a liberare le articolazioni che sono posizionate in modo vizioso (in particolare l’articolazione tra astragalo e scafoide, che si trova letteralmente lussata con l’astragalo che punta verso il basso, anziché in avanti).
Una volta effettuata una buona liberazione articolare, è possibile andare a riallineare astragalo e scafoide, ripristinando così il corretto asse del piede. Accanto alla chirurgia di liberazione articolare, si associano interventi tendinei di allungamento e ritensionamento, dove necessario.
In casi particolarmente gravi e strutturati, può essere necessario associare una correzione ossea, come osteotomie dello scafoide, o, in casi estremi, la scafoidectomia, cioè l’asportazione in toto dello scafoide (questo quando non è altrimenti possibile il riallineamento del piede).
La correzione ottenuta viene posi stabilizzata con dei fili di K, e immobilizzata in gesso, per dare il tempo alle strutture di guarire correttamente.
