Camminare sulle punte: è normale?
Vedere il proprio bambino che cammina sulle punte può impensierire i genitori. In realtà, nei bambini che stanno imparando a camminare, questo comportamento può essere del tutto fisiologico e tendere a scomparire con la maturazione delle competenze motorie. Nei primi mesi dopo l’inizio della deambulazione, infatti, è abbastanza frequente osservare modalità di cammino ancora poco mature. Il bambino sta imparando a controllare equilibrio, postura e coordinazione, e non è quindi così raro assistere ad una alternanza di appoggio completo del piede e camminata sulle punte.
Quando però il cammino sulle punte persiste nel tempo, interessa prevalentemente un piede oppure si associa ad altri segnali, è consigliabile parlarne con il pediatra.
Quando il bambino cammina sulle punte: cosa osservare?
In alcuni casi il bambino continua a camminare sulle punte anche quando ha acquisito una maggiore sicurezza e fluidità.
Se non sono presenti altri problemi, lo sviluppo motorio e neurologico è regolare, ed il bambino è in grado, su richiesta, di appoggiare correttamente i talloni a terra, può trattarsi di un cammino sulle punte idiopatico, vale a dire senza una causa specifica identificabile.
Il comportamento, quindi, non deve essere considerato automaticamente un segnale di malattia.
In questi casi, più che concentrarsi esclusivamente sul modo in cui il bambino appoggia il piede, è importante osservare il suo comportamento motorio nel complesso. Alcuni aspetti possono essere particolarmente utili:
- Il bambino riesce ad appoggiare entrambi i talloni?
- Cammina sulle punte in maniera simmetrica con entrambi i piedi?
- Lo fa sempre, oppure soltanto in determinate situazioni?
- Riesce a correre e saltare?
- Sale e scende le scale in modo adeguato alla sua età?
- Mostra una buona mobilità delle caviglie?
- Ci sono rigidità o difficoltà nei movimenti?
- Lo sviluppo motorio procede regolarmente?
Queste informazioni possono aiutare lo specialista a capire se il cammino sulle punte rappresenta una semplice caratteristica del bambino oppure se è opportuno approfondire la situazione.
Quando preoccuparsi se il bambino cammina sulle punte?
È consigliabile confrontarsi con il pediatra quando il cammino sulle punte del bambino è persistente e frequente, soprattutto se non riesce ad appoggiare il tallone o presenta altri disturbi del movimento.
Cadute frequenti, asimmetrie, limitata motilità delle caviglie, rigidità articolari ed impaccio motorio sono sicurante segni da valutare. Anche la modalità di comparsa e di evoluzione sono aspetti importanti. Un bambino, soprattutto se più grande, che inizia a camminare sulle punte, quando prima camminava normalmente, va valutato in ambito specialistico.
Il concetto principale è che il modo in cui un bambino cammina deve essere valutato considerando l’intero sviluppo motorio. Il cammino sulle punte da solo non permette di diagnosticare un disturbo neurologico. In molti bambini non viene identificata una causa specifica. In altri, invece, può essere associato a condizioni che coinvolgono il sistema neuromotorio, i muscoli o le articolazioni.
A volte, anche in assenza di una patologia sottostante, la deambulazione sulle punte prolungata nel tempo può portare allo svilupparsi di retrazioni tendinee e di conseguenti rigidità. Questo avviene soprattutto nei bambini più grandi, e le strutture più coinvolte sono il tendine d’Achille e la fascia plantare.
In presenza di quadri persistenti, o di segni dubbi, il primo riferimento è generalmente il pediatra, che può valutare il bambino nel suo insieme e decidere se sia necessario un approfondimento.
Se indicato, la valutazione può coinvolgere specialisti come il neuropsichiatra infantile, il fisiatra, l’ortopedico pediatrico o il fisioterapista, in base alle caratteristiche del bambino.
Come si cura?
Il trattamento, quando necessario, deve essere deciso sulla base della valutazione del singolo bambino e della causa del cammino sulle punte.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto nei bambini più piccoli, ed in assenza di segni clinici suggestivi per una causa neurologica sottostante, può essere sufficiente osservare l’evoluzione nel tempo. Molti di questi casi sono puramente transitori e tendono ad auto-risolversi nel tempo.
In altri casi possono essere indicati esercizi fisioterapici, attività sportiva mirata o ulteriori approfondimenti.
Plantari e scarpe correttive non si sono dimostrati efficaci per la risoluzione di questa problematica.
La chirurgia di allungamento del tendine d’Achille (a cui si può associare l’allungamento della fascia plantare) è indicata ai soli casi in cui sia presente una vera e propria strutturazione della deformità con retrazioni tendinee che non consentono la normale dinamica del passo.
